Angolo onirico

26 Ottobre 2008

A volte ritornano

Archiviato in: Economia, Politica — melquiadesthegypsy @ 7:36 pm

È solo un’impressione, ma sono sicuro che sia più che fondata. Chiamatelo intuito, chiamatela dietrologia, chiamatela come volete, ma tra poco lo chiameranno. E sarà il salvatore della Patria.

Certo, dipende da quale sarà la Patria: Unicredit, Alitalia, Tirrenia? Fate un po’ voi. Ma nel frattempo fate anche attenzione a questo nome: Matteo Arpe, il ragazzo prodigio della finanza italiana.

Laurea in Bocconi, viene subito assunto in Mediobanca, nel 2000 è in Lehman Brothers – quella che è fallita, esatto, ma lui non c’entra niente – come responsabile europeo dell’area Strategic Equity, dal 2001 è in Banca di Roma (gruppo Capitalia). Nel 2002 diventa direttore generale di Capitalia e l’anno dopo, a 39 anni, amministratore delegato. Dopo una guerra interna a Capitalia contro Geronzi (condannato in primo grado per corruzione, favorevole all’epoca alla fusione con Unicredito Italiano), è costretto a dimettersi dal gruppo. Adesso gestisce Sator, una società che si occupa di immobiliare e di gestione di portafogli.

Per ulteriori informazioni, ecco qua una bella intervista della Gabanelli (quella di Report, per intenderci).

26 Gennaio 2008

Quale governo?

Archiviato in: Politica — melquiadesthegypsy @ 9:16 pm

Da quando il Governo Prodi è caduto, diversi accessi a questo blog sono dovuti a ricerche su internet riguardanti i governi tecnici o istituzionali. Da qui l’idea di rendermi utile tentando di fare un po’ di chiarezza su questi termini, spiegando chi dovrebbe formare questi tipi di governo.

Iniziamo dicendo che i governi “di transizione” – che servono, cioè, a portare a termine la legislatura – hanno lo scopo di risolvere i problemi di governabilità che si presentano dopo le elezioni o anche a legislatura già iniziata. Possono essere di tre tipi (o, almeno, io ne conosco solo tre): tecnico, istituzionale o di larghe intese. I primi due, se non sbaglio, possono essere detti “governi del Presidente”, perché rispondono del loro operato al Presidente della Repubblica, non essendo espressione di elezioni politiche. La dicitura “governo di responsabilità nazionale”, invece, non so cosa indichi di preciso.

Iniziamo dal primo, il governo tecnico: è un governo in cui il Presidente del Consiglio e gran parte dei suoi ministri non appartengono a partiti politici, al contrario sono scelti esclusivamente per le loro competenze. Finora l’unico governo tecnico della storia repubblicana è stato quello presieduto da Lamberto Dini dal ’95 al ’96.

Il governo istituzionale, invece, è un governo il cui Presidente ricopriva, prima dell’incarico, un’altra carica istituzionale. In genere è il Presidente del Senato o il Presidente della Camera (rispettivamente seconda e terza carica dello Stato), ma credo sia possibile che l’incarico lo riceva anche il Presidente della Corte Costituzionale (quinta carica dello Stato) o, che so, il Presidente del Consiglio di Stato o il Presidente della Corte dei Conti. Tra l’altro, il Governatore della Banca d’Italia è considerata carica dello Stato, quindi non so dire se il Governo Ciampi (dal ’93 al ’94) sia da considerare tecnico (per le sue competenze in campo economico – finanziario) o istituzionale (per il ruolo che ricopriva prima di diventare Presidente).

Il governo di larghe intese, infine, è un governo in cui i partiti, visti i risultati delle elezioni politiche, decidono di formare un governo con membri di tutti gli schieramenti politici. Credo che i primi tre governi di De Gasperi possano essere definiti di larghe intese, ma comunque l’esempio che abbiamo tutti sott’occhio è il governo di Angela Merkel.

19 Dicembre 2006

L’onorevole ha il suo Pacs e lo chiama “solidarietà”

Archiviato in: Politica — melquiadesthegypsy @ 11:50 am

di Tommaso Labate

Tratto da «Il Riformista», 14 dicembre 2006

Cronache dai palazzi della politica in cui è sempre più infuocato il dibattito sulle unioni di fatto. Solo nella giornata di ieri, la parola Pacs è stata evocata decine di volte. «Il governo imploderà su Pacs e pensioni» (Silvio Berlusconi). «Essendo mancata la luna di miele, il governo ora pensa ai Pacs» (Il gruppo dei teodem, parlamentari della Margherita). «Ci opporremo con forza alla legge che il governo si è impegnato a mettere a punto sui Pacs» (Erminia Mazzoni, deputato dell’Udc).

Si potrebbe andare avanti per ore, forse. Ma forse è arrivata l’ora di evidenziare che la «S» dell’acronimo Pacs (Patti civili di solidarietà) è alla base di privilegi di cui godono – insieme ai loro onorevoli colleghi – anche Silvio Berlusconi, i teodem della Margherita e pure Erminia Mazzoni.

Si chiama infatti «Fondo di solidarietà fra gli onorevoli deputati» (al Senato c’è quella «fra gli onorevoli senatori»). Ed è la cassa che si occupa (continua…)

16 Dicembre 2006

Una timida domanda: sarebbe possibile estendere ai cittadini i PACS dei parlamentari?

Archiviato in: Politica — melquiadesthegypsy @ 5:16 pm

di Antonio Venier

Tratto da «Contrappunti»

In un Paese in cui i Papa-boys e gli Atei devoti non perdono occasione per scagliarsi contro “la deriva zapaterista” e si segnano quando sentono parlare dei Pacs tra conviventi, fa scalpore apprendere che i conviventi dei senatori e dei deputati possono fruire dell’assistenza sanitaria integrativa di cui beneficiano i loro compagni parlamentari. Sono sufficienti una dichiarazione del parlamentare e tre anni di convivenza. Requisito, quest’ultimo, che non viene però richiesto se sono nati dei figli.

Questo riconoscimento – peraltro giustissimo, e ammesso anche dalle regole sull’assistenza sanitaria di altre categorie come ad esempio i giornalisti – fa a pugni con la contrarietà espressa della maggioranza degli stessi parlamentari a riconoscere analoghi diritti ai cittadini qualunque.

Le coppie italiane non sposate chiedono il riconoscimento di diritti, almeno quelli basilari, che spettano alle coppie sposate, ma si scontrano (continua…)

15 Dicembre 2006

La forma di governo

Archiviato in: Politica — melquiadesthegypsy @ 6:13 pm

Il termine gerontocrazia letteralmente vuol dire ‘potere degli anziani’. Viene utilizzato per indicare l’età media molto avanzata degli uomini politici, e l’Italia viene spesso additata come una gerontocrazia proprio a causa di questo fatto. Ma vediamo più in dettaglio a cosa ci si riferisce esattamente:

· l’attuale governo è presieduto da Romano Prodi, 67 anni, succeduto a Silvio Berlusconi, 70 anni, tuttora capo dell’opposizione, che al suo insediamento di anni ne aveva 64;

· in caso di crisi di governo, è stata formulata l’ipotesi di dare vita ad un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, 75 anni, già Presidente di un altro governo tecnico (successivo ad un precedente governo di Berlusconi) all’età di 64 anni;

· il suo nome è stato, inoltre, inserito in una lista di candidati del centrodestra per la Presidenza della Repubblica, assieme a quello di Giuliano Amato, 68 anni;

· a seguito delle votazioni è stato poi eletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, 81 anni, succeduto a Carlo Azeglio Ciampi, 85 anni, che aveva iniziato il suo mandato a 78 anni;

· il Presidente della Camera, inoltre, è Fausto Bertinotti, 66 anni,;

Passando al Senato, la Camera Alta (che di alta, a quanto pare, ha solo l’età dei suoi membri), (continua…)

25 Novembre 2006

Pesca miracolosa

Archiviato in: Politica, Sicilia, Sprechi — melquiadesthegypsy @ 11:10 am

di A. Mo.

Tratto da «L’Espresso», 17 novembre 2006, p. 20

Per riuscire nel miracolo di moltiplicare i pesci, la Regione siciliana sta intanto moltiplicando i consorzi per il ripopolamento ittico. Fino all’anno scorso ne esistevano solamente tre: i primi due nati nel lontano 1976, il terzo nel 1997. Finché, nel 2005, al governo presieduto da Totò Cuffaro (Udc) non è venuto improvvisamente un colpo di genio: consentire l’adesione ai consorzi non solo ai comuni costieri, ma anche a quelli dell’entroterra. Risultato: in pochi mesi ne sono stati costituiti altri sette. I nuovi consorzi sono scatole vuote, senza neppure uffici propri. Al momento hanno a disposizione giusto una scrivania e un telefono e vengono ospitati alla meglio presso l’assessorato regionale alla Pesca. In compenso, sono stati nominati, con tanto di indenità, i relativi commissari straordinari. Anzi, sono stati nominati due volte: una prima volta a marzo, una seconda a settembre, quando in gran parte sono stati sostituiti. Tra le eccezioni, tra coloro che hanno resistito sulla poltrona, spicca quella di Silvio Marcello Cuffaro, guarda caso fratello del governatore Totò, riconfermato alla guida del consorzio di ripopolamento ittico Agrigento 1. I pesci, come l’intendenza, seguiranno.

17 Novembre 2006

Prologo – La Dannazione

Archiviato in: Sshamath — melquiadesthegypsy @ 8:12 pm

Scena II – La Fuga (Il Sangue)

I suoi tentacoli smettono finalmente di agitarsi: è morto. L’hai ucciso. Sei libero. I suoi occhi bianchi e vitrei ti fissano. Ricambi lo sguardo. Ti accorgi di avere il fiatone. Non è stato facile. Hai dovuto resistere ai suoi attacchi psichici, oltre che a quelli magici. Hai dovuto fare il più in fretta possibile. E il più silenziosamente possibile. O sarebbe accorso qualcuno. Un altro illithid, magari. E due sono decisamente troppi per te. Come per chiunque, del resto.

Ora riposati. Rilassati. Adesso viene la parte più difficile. Dovrai fuggire. Dalla città. Dal Sottosuolo. Dovrai rifugiarti. Da qualche parte. In Superficie. E i drow non sono ben visti dalle razze di superficie. Ma anche lassù alberga il male. Basta cercarlo. Non tarderai a renderti utile, le tue abilità sono variegate. Sei un drow, dopotutto. Con un addestramento da esploratore. Le conoscenze di un torturatore. Sei stato uno schiavo tuttofare. Sei uno stregone. Hai dei poteri psichici. E tutto grazie alla prigionia presso gli illithid. E ai loro esperimenti su di te. Sono stati loro stessi a fornirti i mezzi per liberarti. Che strano paradosso, pensi con un mezzo sorriso amaro. Non hai avuto una bella vita. Ma sai che non potrà esserci niente di peggio. Una volta temevi le pene della dea Lolth. Adesso riuscirebbero solo a strapparti qualche risata.

Hai ancora il tuo pugnale insanguinato in mano. Un kukri, l’hai rubato agli illithid. La sua forma particolare fa gocciolare il sangue del mind flayer in due punti diversi, formando due polle di sangue. Rimani come incantato a guardare il sangue che da una si riversa lentamente nell’altra. Sono belle, ti ritrovi a pensare.

Hai deciso cosa farai in superficie. Adesso sei pronto.

7 Novembre 2006

Prologo – La Dannazione

Archiviato in: Sshamath — melquiadesthegypsy @ 3:45 pm

Scena I – L’Assalto (La Paura)

5 cm di legno: ecco l’unica cosa di cui puoi fidarti adesso. Hai ucciso tua sorella per questi 5 cm. E la dea Lolth non permette ad un maschio di uccidere una femmina. Speri di sopravvivere all’assalto. Ma sai anche quello che ti aspetta se sopravviverai.

Urla. Colpi. Pianti. Risate. Interrompono i tuoi pensieri. Sai che gli illithid odiano i drow. E sai che difficilmente fanno prigionieri. Ma sai anche cosa fanno ai pochi schiavi che catturano. Tutti conoscono la storia dei nani duergar. E pochi vogliono viverla. Nessuno vuole viverla.

Ti guardi le mani, ancora sporche del sangue di drow. Ti guardi intorno. Lo spazio è poco, non puoi muoverti. Inizi a stancarti della tua posizione, ma sai che non è saggio uscire con i mind flayer in giro. Non ti resta che aspettare. E sperare che tu possa sopravvivere. Che tutto finisca il più presto possibile. Che non subirai la punizione delle Sacerdotesse per il tuo crimine.

Passi. Lenti. Che si avvicinano. Smettono per un istante. Senti qualcosa, è nella tua testa. Dentro la tua testa. Ma non capisci cosa sia. Passi. Più veloci. Si avvicinano. Una scarica. La botola che salta via. E tu non puoi muoverti. Forse è la stanchezza. Forse è la paura. Forse è qualcos’altro. Tutto ciò che vedi è un viso vagamente umanoide. Dove dovrebbe esserci la bocca ci sono di tentacoli, però. Che fremono. Forse è un ghigno, ti ritrovi a pensare.

Poi, più niente. È il buio.

3 Novembre 2006

Quello che ho imparato nonostante la scuola

Archiviato in: Miscellanea — melquiadesthegypsy @ 7:07 pm

Ovvero la Briscola in sei con le regole del cinque

Ci sono quelli che entrano a scuola e tali e quali escono, come se non fosse passato neanche un istante dal giorno in cui hanno varcato per la prima volta la soglia del liceo. Ma, per mia fortuna, non credo di potermi considerare uno di loro.

In questi cinque anni di liceo qui al Boggio Lera, infatti, posso dire che, chi più chi meno, la maggior parte dei miei professori (e di professori, adesso che sono alla fine del quinto anno, posso dire di averne conosciuti parecchi) mi ha trasmesso qualcosa, nel bene e nel male, influendo più o meno profondamente nella mia vita.

C’è stato il professore che mi ha insegnato cosa volesse dire lavorare duramente per poi vedere premiato il frutto del proprio lavoro; c’è stato il professore che mi ha fatto capire l’importanza di un approccio multidisciplinare allo studio; il professore che mi ha trattato da adulto, dandomi la possibilità di gestirmi da solo le mie ore di studio; il professore che mi ha mostrato come, analizzando ogni singolo minuscolo mattoncino elementare che compone una questione, anche le cose che più diamo per scontate non siano affatto così scontate (chi l’avrebbe mai detto, ad esempio, che i verbi, proprio come gli elementi chimici, hanno una loro valenza?); c’è stata la professoressa che mi ha ricordato cosa volesse dire stare con la testa fra le nuvole, dimostrandomi che si può essere così anche se si hanno i piedi per terra; c’è stata la professoressa che mi ha fatto odiare la materia che l’anno precedente e per tutti e tre gli anni seguenti ho amato alla follia (una materia secondo la quale quando camminiamo è il mondo stesso che ci spinge); c’è stata la professoressa che (continua…)

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