Prologo - La Dannazione
Scena I – L’Assalto (La Paura)
5 cm di legno: ecco l’unica cosa di cui puoi fidarti adesso. Hai ucciso tua sorella per questi 5 cm. E la dea Lolth non permette ad un maschio di uccidere una femmina. Speri di sopravvivere all’assalto. Ma sai anche quello che ti aspetta se sopravviverai.
Urla. Colpi. Pianti. Risate. Interrompono i tuoi pensieri. Sai che gli illithid odiano i drow. E sai che difficilmente fanno prigionieri. Ma sai anche cosa fanno ai pochi schiavi che catturano. Tutti conoscono la storia dei nani duergar. E pochi vogliono viverla. Nessuno vuole viverla.
Ti guardi le mani, ancora sporche del sangue di drow. Ti guardi intorno. Lo spazio è poco, non puoi muoverti. Inizi a stancarti della tua posizione, ma sai che non è saggio uscire con i mind flayer in giro. Non ti resta che aspettare. E sperare che tu possa sopravvivere. Che tutto finisca il più presto possibile. Che non subirai la punizione delle Sacerdotesse per il tuo crimine.
Passi. Lenti. Che si avvicinano. Smettono per un istante. Senti qualcosa, è nella tua testa. Dentro la tua testa. Ma non capisci cosa sia. Passi. Più veloci. Si avvicinano. Una scarica. La botola che salta via. E tu non puoi muoverti. Forse è la stanchezza. Forse è la paura. Forse è qualcos’altro. Tutto ciò che vedi è un viso vagamente umanoide. Dove dovrebbe esserci la bocca ci sono di tentacoli, però. Che fremono. Forse è un ghigno, ti ritrovi a pensare.
Poi, più niente. È il buio.
Riconosco il tuo stile, anche se è la prima volta che leggo un tuo brano letterario. Riconosco, in particolare, la tendenza alla brevità (in generale: hai deciso di fare un capitolo breve), al periodo breve, nominale, ellittico.
Mi sembra molto originale, poi, la scelta della seconda persona. Non so, infatti, se ci siano dei precedenti, soprattutto nel genere fantasy. Si tratta di una bella sfida, mi pare, perché ti pone il problema dell’identificazione del narratore, della voce narrante: come fa a rivolgersi con il tu al personaggio o ai personaggi? E’ un narratore interno testimone, un amico del protagonista? O è piuttosto un narratore onnisciente? Fin qui (intendo fino all’introduzione) non è ancora svelato. Da notare anche l’uso del presente per la narrazione. E’ convenzionale (presente storico) o rimanda, invece, di nuovo, ad un narratore interno protagonista che descrive i fatti in tempo reale (come un telecronista di fronte ad un incontro sportivo o ad un cronista di guerra in diretta dal fronte)? In questo secondo caso, il canale tra il mittente (il narratore-cronista) e il destinatario (il protagonista) è aperto, o
Ti ho detto finora quello che mi sembra originale. Ci sono però degli elementi (pochi)che lo sono meno. Mi riferisco alla formula finale (ricorda tanto lo stratagemma dantesco del >, forse un modo sbrigativo per chiudere (ma sarà poi davvero necessario chiudere i capitoli sempre con un sipario che cala?), e allo scenario fortemente convenzionale (un gesto eccezionale che costringe il protagonista alla fuga, nani e altre creature umanoidi, armi e battaglie medievali ecc.). Tuttavia, questa è una caratteristica di tutta la letteratura di genere. Quindi, puoi certamente continuare così. Aspetto con ansia il seguito.
Commento di salvomenza — 16 Novembre 2006 @ 5:55 pm
nel mio primo post è saltato l’esempio dantesco: >
Commento di salvomenza — 16 Novembre 2006 @ 7:12 pm
caddi come corpo morto cade
ovviamente
Commento di salvomenza — 16 Novembre 2006 @ 7:13 pm
Premetto che a narrazione in seconda persona presente è risevata unicamente alle due parti del prologo. Il resto è in terza persona, passato remoto, come convenzione vuole (anche perché è infinitamente più facile).
Nel prologo la narrazione coincide grosso modo con i pensieri del protagonista. Per questo i pensieri sono così brevi. In una situazione del genere, non si ha il tempo di fare pensieri lunghi, e ho cercato di trascrivere direttamente ciò che passa per la testa del personaggio, senza nessuna mediazione. In seconda persona perché è un po’ come se il personaggio si guardasse dall’esterno. In pratica, il narratore è uno che dall’esterno guarda dentro il personaggio come questo si guarderebbe dall’esterno: chiaro, no? :p
La fine, invece, è così perché (ma non so se dovrei dirlo) il mind flayer (o illithid, che dir si voglia), lo stordisce con un attacco psichico per rapirlo. Insomma, lo fa svenire.
Commento di melquiadesthegypsy — 17 Novembre 2006 @ 7:10 pm
Ah, inoltre ti mancano un po’ di elementi per capire a fondo la storia. Intanto, in che mondo siamo? Siamo nei Forgotten Realms, i Reami Dimenticati, forse l’ambientazione più sfruttata di D&D (un gioco di ruolo). Diversi romanzi fantasy e videogiochi sono stati ambientati in questo mondo. Esiste il mondo di superficie, quello in cui si svolge la maggior parte delle storie, con i regni, le foreste, le montagne, ecc. Ed esiste il Sottosuolo, un mondo sotterraneo che si sviluppa in diversi livelli: più vicino alla superficie troviamo i nani, con le loro miniere, e i regni millenari. Se hai presente le miniere di Moria, capirai come una miniera possa andare troppo in profondità, sconfinando in quello che la maggior parte della gente considera il Sottosuolo vero e proprio (in fin dei conti i nani non sono malvagi, appartengono al “nostro” mondo. E’ scendendo in profondità che si incontrano i pericoli maggiori: intere città, intere razze umanoidi, mostri, laghi, ecc.
Dunque, chi sono i mind flayer, o illithid? Sono delle creature malvagie, dotate di poteri psichici, che usano ridurre in schiavitù i propri nemici. Ecco una descrizione migliore: http://www.menzoberranzan.it/guida/illithid.html e delle immagini: http://images.google.it/images?hl=it&q=mind+flayer&btnG=Cerca+immagini
I nani duergar sono un clan ridotto secoli fa in schiavitù dagli illithid, su cui sono stati fatti atroci esperimenti, che hanno reso i duergar dotati di poteri psichici. Poi, il clan si è liberato, ma la trasformazione è stata irreversibile, e sono diventati a tutti gli effetti una nuova razza.
Poi, chi sono i drow, o elfi scuri? Faccio prima a darti questo link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Drow e aggiungo solamente che sono forse la razza più perversa in assoluto, visto che non provano attaccamento per niente e nessuno e traggono piacere dalla sofferenza altrui. Inoltre, i drow hanno il terrore della loro dea malvagia Lolth e delle punizioni che le Sacerdotesse infliggono nel suo nome. Per questo, quando un drow tentenna, non deve fare altro che ripetere il credo portante della sua religione: “siamo tutti carne per Lolth”. Dimenticavo: ovviamente, praticano il sacrificio di creature senzienti, meglio se durante torture inimmaginabili.
Ecco, adesso il quadro dovrebbe essere abbastanza chiaro.
Commento di melquiadesthegypsy — 17 Novembre 2006 @ 7:38 pm